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Insegnanti ed educatori per la cittadinanza

 

Il 20 novembre è la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma quest’anno sarà anche la Giornata di Mobilitazione per il Riconoscimento della Cittadinanza.

Riconoscimento della cittadinanza che maestri, educatori, insegnanti, docenti universitari, ma anche tanti cittadini chiedono a gran voce ormai da tempo. Gli stessi insegnanti che guardano negli occhi tutti i giorni gli oltre 800mila bambini e ragazzi che frequentano la scuola con i compagni italiani, ma non sono cittadini come loro. Che si trovano nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione” sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.

In vista della giornata, Movimento Cooperazione educativa, Federazione italiana dei Cemea e Cesv, Centro Servizi per il Volontariato del Lazio, hanno realizzato il video “Sono già cittadine, sono già cittadini. Insegnanti ed educatori per la cittadinanza” (questo il link: https://www.youtube.com/watch?v=xCCgvnjx9D0 ).

 

Un’iniziativa che si pone, quindi, in continuità con i numerosi appelli lanciati dagli insegnanti negli ultimi mesi (per approfondire su Reti Solidali http://www.retisolidali.it/appello-degli-insegnantiper-la-cittadinanza/ ).

Il 3 Ottobre scorso, infatti, 992 insegnanti avevano fatto uno sciopero della fame ed un mese di mobilitazione in tutta Italia per il riconoscimento dello Ius soli e dello Ius culturae. Questa iniziativa (su FB c’è il gruppo “Insegnanti per la cittadinanza”) ha innescato scioperi della fame a catena che hanno coinvolto più di 100 parlamentari, rimettendo in gioco la possibilità di discutere la legge sulla cittadinanza in Senato.

IL VIDEO PER IL 20 NOVEMBRE. «Dare la cittadinanza alle nuove generazioni italiane, a quelli che vengono chiamati figli degli immigrati o seconde generazioni significa accendere l’attenzione e la consapevolezza su che cos’è cittadinanza oggi nel nostro Paese». È questo l’appello che dà il via al video, un grido pacato, corale. Voci di maestri, docenti universitari, esperti e rappresentanti istituzionali che pongono, in fondo, tutti la stessa domanda: cos’è essere cittadino italiano oggi?

È così che la storia di Ania Tarasiewicz (Movimento italiani senza cittadinanza) – l’arrivo in Italia a 11 anni, la paura di essere diversi, i continui tentativi di integrazione, lo studio, la costruzione di un’appartenenza – si intreccia con le sfaccettate risposte a quest’unica domanda di fondo: cittadinanza è «formazione ai valori della cultura italiana» (Clotilde Pontecorvo, professore emerito di Psicologia e presidente della Federazione italiana dei Cemea); è «senso di appartenere ad una comunità, curiosità reciproca» (Franco Lorenzoni, maestro MCE).

NON SI PUÒ ASPETTARE. Ad oggi nelle scuole, come spiega nel video Vinicio Ongini, esperto di intercultura del MIUR, «ci sono circa 820mila alunni con cittadinanza non italiana, il 9,2% sul totale della popolazione scolastica complessiva. Ma la novità degli ultimi 5 anni è che all’interno di questo 9,2% sono in continuo aumento coloro che sono nati in Italia». Gli studenti delle seconde generazioni stanno quindi coprendo, sottolinea Ongini, un vuoto anche da un punto di vista demografico legato alla diminuzione degli alunni italiani. Sono un elemento dinamico, che tiene in equilibrio il sistema scolastico italiano».

L’APPELLO. Il video lancia, quindi, un appello a tutti gli insegnanti che lo vorranno ad un nuovo sciopero della fame proprio il 20 novembre e ad organizzare in tutte le scuole italiane momenti di discussione sullo Ius soli, che Pietro Bartolo, responsabile del Presidio sanitario di Lampedusa, definisce come «un atto di grande civiltà e giustizia nei confronti di chi si sente italiano». «Siamo in tanti ad aderire allo sciopero della fame e al movimento per lo Ius soli e lo Ius culturae per tutti i bambini e i ragazzi nati in Italia». Sono queste la parole del maestro Marco Rossi Doria, esperto di dispersione scolastica. «A scuola insegniamo il diritto di cittadinanza e i doveri dei cittadini. È per noi intollerabile che questi stessi bambini non abbiano poi i loro diritti».

L’ITALIA È IN RITARDO. Lo dimostrano i cittadini, lo ribadisce Giancarlo Cavinato, segretario nazionale MCE: « L’Italia ha ratificato, con la Legge 176 del 1991, la Convenzione ONU del 1989 sui diritti dell’infanzia: diritto all’identità, al nome, alla famiglia, all’espressione, alla partecipazione democratica nella scuola e nel proprio contesto di vita, alla cittadinanza». «Il fatto che ancora oggi ci troviamo ad attendere una legge che riconosca la cittadinanza a minori nati in Italia e che studiano in Italia a noi sembra un paradosso. Bisogna insistere perché questa legge al più preso venga approvata».

In questo momento storico chi si occupa di scuola, di educazione di adulti e di bambini non può rimanere sordo alla questione dello ius soli e ius culturae.

Di seguito troverete alcuni stralci dell’appello promosso da Franco Lorenzoni e sottoscritto, tra gli altri, dalla FIT Cemea:

 “Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro…

…Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo - che sono legge dello stato - sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.

Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza?...
 
…Ci impegniamo inoltre a raccogliere il numero più alto possibile di adesioni e di organizzare, dal 3 ottobre al 3 novembre, un mese di mobilitazione per affrontare il tema nelle scuole con le più diverse iniziative, persuasi della necessità di essere testimoni attivi di una contraddizione che mina alla radice il nostro impegno professionale…
 
Crediamo infatti che lo ius soli e lo ius culturae, al di là di ogni credo o appartenenza politica, sia condizione necessaria per dare coerenza a una educazione che, seguendo i dettati della nostra Costituzione, riconosca parità di doveri e diritti a tutti gli esseri umani.
 
Le e gli insegnanti ed educatori che operano in diverse realtà, associazioni, gruppi o scuole possono aderire all’appello collegandosi ad 
Appello degli insegnanti per lo ius soli e lo ius culturae.
 
Abbiamo anche creato il gruppo Facebook “INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA”, …


Primi firmatari dell'appello
 
Franco Lorenzoni maestro elementare
Eraldo Affinati insegnante e scrittore, fondatore della scuola Penny Wirton
Giancarlo Cavinato segretario del MCE, Movimento di Cooperazione Educativa
Giuseppe Bagni presidente del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti
Clotilde Pontecorvo presidente della FITCEMEA
Gianfranco Staccioli segretario della FITCEMEA
Roberta Passoni coordinatrice della Casa-laboratorio di Cenci
Paola Piva coordinatrice scuole migranti
Alessandra Smerilli scuola per stranieri ASINITAS
Sara Honegger scuola per stranieri ASNADA
Fiorella Pirola rete scuolesenzapermesso

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